Tutte le cose che ho imparato

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Non permettere mai a nessuno di amarti a metà: o tutto o niente.

Le vie di mezzo non esistono ed accontentarsi è da codardi.

Ho imparato a smettere di voler bene a chi non se lo merita, a chi c’è solo quando fa comodo, a chi ti cerca solo quando ha bisogno di qualcosa, a chi crede di avere tutta la verità in tasca, a chi elargisce consigli non richiesti, a chi esterna giudizi negativi, a chi parla male degli altri senza costruttività.

Ho imparato ad allontanare dai miei pensieri chi un giorno c’è ed il giorno dopo non risponde. A chi sparisce dal giorno alla notte senza motivo, a chi coltiva il tuo interesse e poi smette di dargli acqua. Le vie di mezzo non mi sono mai piaciute ed accontentarmi nemmeno, che il poco e niente non mi è mai bastato.

Ho imparato la solitudine, quella interiore, che mica è di semplice gestione come quella fisica. Essere intimamente soli è dura, che ti credi? ma quando sai cosa fartene, della solitudine, è l’arma più potente che avrai a disposizione: in ogni momento, in ogni situazione.

Perché l’indipendenza emotiva è una bomba scagliata contro chi non la capisce.

Ho imparato a gestire i miei pensieri. Ho imparato a riconoscere le nuvole e a dargli il giusto peso: nessuno. Sono solo vapore passeggero che nasconde il sole. Ho imparato ad essere forte nei confronti del mio dolore e a smettere di fare i capricci quando le cose non vanno come voglio.

Ho imparato a controllore i miei “ma chi me l’ha fatto fare” e i “non doveva andare così”.

Ora so che c’è sempre un motivo e che nulla è negativo in assoluto. Il bello ed il brutto non esistono se non nella nostra mente e la nostra mente è una menzogna.

Ho imparato ad amare le persone per quello che sono, ma a liberarmene se il loro dolore diventa una zavorra insopportabile. A dichiarare l’indipendenza: la distanza è il miglior antidoto contro l’indifferenza. Perché nulla è assoluto, ma nemmeno la nostra pazienza.

Ho imparato che “dignità” non è una parola vuota e che la solidarietà è gratuita. Che dominare è uno dei verbi più meschini del vocabolario e che il suo contrario fa rima con empatia. Che le parole “torto” e “ragione” sono solo trappole e che il giusto e sbagliato non sono altro che un ostacolo alla nostra felicità. Che non si può essere chi non si vuole essere, che la libertà è una scelta e che non siamo sempre tenuti a corrispondere alle attese della nostra cultura, della società e degli altri. Che le regole me le faccio da sola e che non voglio essere come mi hanno insegnato solo perché qualcuno ha detto “si è sempre fatto così”.

La vita è un’altalena imprevedibile e la direzione la scegli tu. Non esistono situazioni difficili, avvenimenti sperati, circostanze avverse o contesti ottimali: esiste solol’impermanenza e se non impari ad accettarla sei fottuto.

Ho imparato che per correttezza e per “non fare agli altri quello che… (com’era?) gli altri invece fanno a te” ho perso un sacco di occasioni e chissà quanta felicità. Che il punto di vista è soggettivo e che nessuno è nei tuoi pensieri. Che a volte non si scrive un messaggio per codardia, per rispetto, per non nuocere, per non disturbare, per non essere invadenti, per farsi desiderare, perché siamo deficienti, per non creare problemi.

 

Creare problemi non esiste. I problemi possono essere risolti. I problemi sono sfide. I problemi sono intriganti. I problemi sono affascinanti.

Che i problemi sono cambiamenti.

E sai cosa? Ho imparato anche che la giustizia è una presa per il culo e l’ingiustizia è una costante. Non mi credi? Guardati intorno. Il mondo è pieno di “non è giusto” e puoi continuare a ribadirlo quanto ti pare, ma questa è la verità e non cambierà di certo perché lo ripeti come un mantra.

 

Ho imparato a smettere di assegnarmi un voto per ogni categoria che compone la mia vita, ho imparato che è immobilizzante la ricerca costante del successo, perché perfezione non fa rima con immobile, ma ci somiglia molto. Che il fallimento esiste solo negli occhi di chi lo vede e che nulla va fatto secondo un criterio voluto dagli altri.

Ho imparato che la sicurezza non esiste, ma che la fiducia in se stessi ci fa credere che qualsiasi cosa accada, sapremo come cavarcela.

Ho imparato a smettere di rimandare ad un domani infinito, ad un domani che non arriva mai. A smettere di fumare, a diventare vegetariana, a guidare una moto più grande di me, a meditare, ad iniziare quello che ho voglia di fare: oggi. Ho imparato più dallo sguardo del mio cane che da milioni di amici irreali. A mandare a quel paese subito, a smettere di avere pazienza quando è inutile, a lottare per quello in cui credo, a non rispondere ai sordi, a tacere quando il silenzio è piacevole. Ho imparato che credere di avere il tempo dalla nostra parte è un’illusione, che i giorni passano e le occasioni pure. A smettere di compatirmi, di lamentarmi e di accusare solo gli altri. Ad aspettare che il ciclo mi passi, ad affrontare le cose con lucidità, ma senza smettere di avere emozioni devastanti. Perchè senza tempeste che persone saremmo?

Ho imparato a coordinare la noia con l’ansia. Ad accettare le mie smagliature e i miei capelli ribelli, tutte le mattine. Che non vuol dire “me ne frego totalmente” di come appaio e di come sta la mia dimora, il mio corpo. Che il me ne frego totalmente non esiste: è solo un altro modo di essere. Che mettersi etichette è inutile e che il passato non è altro che un bel mucchietto di cenere. Che la costante ricerca di approvazione è una prigione e che bisogna abbandonare l’abitudine di lasciare agli altri la responsabilità dei nostri stati d’animo. Quello che gli altri pensano di te è molto meno importante di ciò che pensi tu.

Ho imparato a pretendere quando c’è un equilibrio affettivo, a donare amore senza motivo, ad apprezzare i cuori buoni e a tenermeli stretti. A scremare e a semplificare. A ringraziare, ad apprezzare, a sentirmi fortunata, ad osservare il mare, a condividere. Ad incazzarmi quando insegna e a dire addio all’ira.

Ho imparato che ho sbagliato. Che ho riempito la testa di mia figlia di cazzate. Che avevo aspettative tutte mie. Che vedere nei nostri figli uno specchio d’acqua riflesso in noi è un errore madornale. Che non è vero che “il pezzo di carta serve”. Che la carta può essere utile solo ad altri scopi se questo ci deve rendere schiavi infelici. Che la cultura non è un diploma, che l’intelligenza si costruisce in vari modi, che gli stereotipi non gli vogliamo e che l’unica cosa da perseguire è l’armonia. Che la felicità di mia figlia vale più di alcuni sacrifici inutili, che la scuola è un’istituzione obsoleta e malata e che dovremmo boicottarla. Che dovremmo essere il cambiamento di mentalità che avremmo voluto vedere da piccoli. Che insegnare la competizione a tutti i costi è da imbecilli arroganti e che la diversità è un bene prezioso.

Ho imparato “ma chi l’ha detta sta cazzata”? Che conformarsi porta sconforto e sfiducia e che se non ti piaci, cambia. Che il mondo non ruota attorno a te e che siamo piccoli come lo sputo di una formica nana. Che siamo quello che siamo ed è bellissimo così. Che l’unica costante che abbiamo è il cambiamento e che questo cambiamento non è dovuto e non lo dobbiamo a nessuno.

Sto imparando a non mortificare nessuno, a non sacrificarmi per gli altri e, quando decido di farlo, a non farlo pesare. A preparare strategie e, soprattutto, a buttarle immediatamente nel cesso. Che i problemi fanno parte della condizione umana e che tutti incontriamo difficoltà che si somigliano, ma l’importante è scegliere la leggerezza.

Che la morte esiste, che non capita solo agli altri. Che seppur terribilmente dolorosa può incoraggiarci a vivere davvero, a smettere di procastinare e sprecare attimi, a non illuderci di avere un per sempre in tasca.

Ho imparato a controllare i miei pensieri, ma non ho ancora imparato a controllare i battiti del cuore quando accelerano alla vista di qualcuno che mi piace. Perché si possono imparare tante cose, ma quello mica si controlla perché glielo dici tu. Quello va da solo, lo stronzo. Ho imparato che troppa razionalità è follia e che le catene sono impedimenti autoimposti.

Ho imparato a smettere di sentirmi in difetto. Che se ho dei benefici, che se sono fortunata è così e basta e non mi devo giustificare con nessuno. Ho imparato ad accettare quello che è e a rimbalzare l’invidia altrui come farei ad una partita di tennis con la pallina che mi arriva addosso con tutta la velocità di cui è capace il mio avversario. Ma tienitelo pure tu sto disagio.

Che se non viaggi sei proprio scemo. Sì, ti sto offendendo, non mi dispiace e non rompere con la solita scusa del non ho tempo e non ho soldi. Che per fare quello che ti va di fare trovi sempre tutto e che la tua si chiama semplicemente inerzia. Che per viaggiare si può anche stare fermi sul divano e che tutto è solo un’attitudine mentale.

Ho imparato che si sopravvive sempre. Nonostante tutto.

Ho imparato che tutto quello che ho appena scritto cambierà e che tutto è in perenne movimento. Che solo gli stupidi non cambiano idea, che la coerenza è un sonnifero e che la cosa che una persna deve temere di più è assomigliare ad un timbro. Il timbro offre la garanzia che la prossima impronta sarà identica a quella precedente, e così per sempre. Ma il rinnovamento è vita. Ho imparato che le nostre esistenze sono un immenso ed infinito snodo di relazioni, contatti, casi fortuiti e non, di circostanze, sfighe, catastrofi reali o immaginate, di persone. Ed è quello il bello ed il brutto, senza che questo abbia confini.

Ti auguro di essere un caleidoscopio: ad ogni scossa il caleidoscopio genera nuove figure, nuove connessioni, nuovi colori.

E non permettere mai a nessuno di amarti a metà: o tutto o niente.

Che le vie di mezzo non esistono, accontentarsi è da codardi.

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