ONE TRIP – MANILA, BORACAY

Philippines: Manila – Boracay – Manila

Manila è immensa. Probabilmente ne ho visto l’un per mille.

Nella storia delle Filippine sono presenti e molto importanti due Paesi: la Spagna e gli Stati Uniti. L’influenza negli usi, nei costumi e soprattutto nella lingua è molto forte.

Manila è una delle città più cosmopolite del mondo; essendo stata quasi interamente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, le costruzioni, l’urbanistica e gli edifici sono relativamente recenti. Costituisce un importante centro economico e culturale, ma esistono grossi problemi legati alla sovrappopolazione, al traffico, all’inquinamento e alla criminalità.

Sembra stata completamente costruita l’altro ieri, senza un passato, senza un palazzo antico. Tutto è nuovo, tutto è veloce. Tutto è palesemente americanizzato. Gli hot dog, i fast food, le scritte, le comunicazioni. A pochi metri di distanza si possono vedere baraccopoli e grattacieli d’acciaio: la disparità è tangibile, così evidente, così incolmabile. A pochi isolati coesistono realtà distanti anni luce.

La mattina seguente il mio arrivo a Manila avevo una gran voglia di andarla a scoprire. Non percependo la reale temperatura esterna a causa dell’aria condizionata che manteneva la temperatura in albergo fin troppo fresca, non potevo minimamente immaginare quale fosse la condizione in cui mi sarei trovata uscendo dall’atrio dell’albergo. Sapevo, ovviamente, che facesse caldo, ma non così. Immobilizza. L’asfalto e i grattacieli trattengono quel poco d’aria che potrebbe passare ed amplificano la percezione di calore.

Poter fare una passeggiata, così come siamo abituati noi, era impensabile.

Dopo alcuni metri mi ero resa conto che non sarei andata da nessuna parte. Cominciavo a capire il perché degli ombrelli con il sole.

A Manila le persone vivono nei centri commerciali: vere e proprie città, fresche a dir poco, con perenne aria condizionata puntata dai 17 ai 20 gradi. Faceva talmente freddo che, nonostante la temperatura esterna, ero costretta a portarmi in borsa una sciarpa. Immensi edifici, immensi isolati, pronti ad accogliere cinema, palestre, ristoranti, fast food, gelaterie, bar, negozi d’abbigliamento, d’arredamento, cucine, candele, biancheria, scarpe, elettrodomestici. Come da noi, ma in formato maxi. Un mondo fuori praticamente non esiste, non può esistere. Come tutte le grandi città, qualunque cosa si voglia, c’è, ma concentrato in piani di centri commerciali. Rappresentazioni, comunicazioni, feste, presentazioni. Tutta la vita si svolge all’interno di edifici regolati dalla temperatura.

La loro vita è impostata in maniera totalmente differente dalla nostra. Non esiste la sera più piacevole, più tiepida. Certo anche noi abbiamo i centri commerciali, ma non è l’unica alternativa. Possiamo camminare in un parco, fare jogging all’aria aperta. Possiamo cenare guardando il mare o osservare le vetrine dei negozi sotto i portici. Possiamo scegliere in quale ristorante pranzare cambiando via, passeggiando sotto il sole o con un ombrello e la pioggia. Tutte queste semplicissime abitudini a Manila non possono esistere perché il caldo stronca ogni movimento.

Pare sia una città in notevole sviluppo economico. Se si rimane nelle zone centrali la percezione è di una città abbastanza ricca ed innovativa. Quasi tutti parlano un inglese impeccabile (anche perché si parla a scuola) e si percepisce abbiano un buon livello culturale e sociale.

Non mi piace giudicare i paesi e le città e non mi piace dare consigli, o sconsigli. Troppe volte leggendo blog, siti, opinioni e recensioni ne rimaniamo influenzati e così non dovrebbe essere. Ogni persona ha sensazioni ed emozioni diverse e la mia esperienza non può essere uguale a quella di nessun altro. Ognuno di noi ha motivi affettivi, ha il proprio stato d’animo del momento, ha una qualche magia tutta sua che fa apparire un luogo come paradisiaco, indifferente o infernale. Manila ha sicuramente molti lati positivi, ed è indubbiamente una città mastodontica e perciò interessante, ma io non ci rimarrei per più di 48 ore. Una cosa è certa, se passate a Manila, o nelle Filippine in generale, fate una scorta di tutta la frutta che siete in grado di mangiare. Ho visto frutta e verdura mai vista in Europa; non saprei riferirvi i nomi, ma hanno ferme e colori molto particolari ed un sapore squisito.

L’unico modo di arrivare nelle meravigliose isole delle Filippine è facendo scalo a Manila: se avete il tempo, e la voglia, fermatevi magari uno o due giorni, ma non di più.

Dopo due giorni a Manila io e il mio amico siamo partiti per Boracay. Abbiamo preso un piccolo aereo (Air Asia, ma ci sono anche altre compagnie come Cebu Pacific) da un altrettanto minuscolo aeroporto e dopo nemmeno un’oretta abbiamo raggiunto Kalibo (è l’aeroporto più lontano, ma esiste anche Caticlan). Nonostante disti circa un paio d’ore, siamo stati contenti di essere passati attraverso la vegetazione dell’isola. Atterrati a Kalibo, abbiamo preso un autobus abbastanza comodo e spazioso; ne passano regolarmente e tutto scorre con un buon servizio veloce e competente. Nonostante disti circa un paio d’ore, siamo stati contenti di essere passati attraverso la vegetazione dell’isola e scoprirla anche solo attraverso il finestrino.

Regna la pace. Quella pace che si prova solo nel momento in cui senti di non aver più bisogno di nulla. Quella pace che si prova solo quando si è felici di vivere quel momento in quel posto e non vorrebbe essere da nessuna altra parte al mondo. La vegetazione era fittissima, gli alberi immensi. Le casette era sparpagliate a notevole distanza una dall’altra: poverissime, ma dignitose. Le persone salutano e sorridono a noi turisti quando incrociamo i loro sguardi. Tutto si muove lentamente, ma in accordo con l’ambiente, con le persone, con l’atmosfera. E viene da chiedersi: siamo sicuri che il nostro sviluppo e la nostra velocità, la nostra società in continuo progredire, sia veramente il modo migliore di vivere? Siamo proprio sicuri?

Non ho sentito una persona alzare la voce, non ho visto nessuno con il broncio. Non ho visto donne e uomini arrabbiati o al telefono. Mentre l’autobus correva per l’unica via che attraversa l’isola, incrociavamo vite realmente distanti dalle nostre e non ho ancora capito chi era effettivamente il fortunato e chi invidiava chi.

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Quando l’autobus giunse al capolinea, prendemmo una barchetta che ci avrebbe portato nella piccola, distaccata, Boracay. Ho letto in molti siti e blog, opinioni pessime su quest’isola, anche a proposito delle difficoltà negli spostamenti. Lessi, prima di partire, che le barche che portano all’isola sono pessime, scomode con le valigie, inagibili, difficoltose da raggiungere senza bagnarsi. A dire la verità, noi le abbiamo trovate caratteristiche, simpatiche e divertenti. Il viaggio dura pochi minuti e non fu per niente spiacevole farsi accompagnare nel blu da una barchetta… blu.

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Una specie di ape cross aperto ci attendeva al porto per accompagnarci all’Hotel. Il viaggio con questo mezzo fu altrettanto divertente e peculiare. Avevamo prenotato qualche giorno prima il Ferra Hotel. Lo consiglio vivamente, sia per la posizione che per la pulizia e la cordialità dei lavoratori.

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Boracay è una piccola isola della Filippine in mezzo al nulla. Non si può certo pensare di passare dei giorni lì e andare a teatro, a mostre o al cinema. È un’isola, turistica e piccola, e quello che può offrire sono gite in barca, passeggiate al mare, cene di pesce, negozi da turisti, snorkeling, latte di cocco, frutta, sole e tramonti strepitosi. Si arriva da una parte all’altra camminando una mezz’ora. Fuori dalle zone turistiche regna purtroppo il degrado, ma nelle vie principali, nella White Beach (che merita il nome affidatole) e nelle viuzze adiacenti, si trova semplicità ed una discreta pulizia. Ci sono ristoranti per tutti i gusti e mercati per souvenir e gadget marittimi. I prezzi per noi occidentali sono estremamente bassi e la qualità dei prodotti è discreta. La frutta è strepitosa e il pesce è, ovviamente, freschissimo e molto economico. Io, da brava vegetariana, non ho potuto goderne, ma il mio amico, a pranzo, è andato al mercato a trattare per alcuni gamberi e dove aver trovato un accordo, li ha portati nel ristorante vicino per farseli cucinare alla griglia, due minuti dopo. Il risultato è stato un bassissimo prezzo, per un’ottima qualità e freschezza. Abbiamo provato un ristorante greco ed un indiano e ci siamo trovati molto bene entrambe le volte. Il rapporto qualità prezzo sempre equilibrato.

Io e il mio amico non avevamo una gran voglia di fare i turisti; volevamo semplicemente passare un paio di giorni in totale relax, prendendo il sole, mangiando frutta e osservare il tramonto. So però che ci sono varie attrazioni ed attività per chi ne avesse voglia.

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I tramonti a Boracay sono strepitosi: un insieme di sfumature e colori così variegati ed intrecciati non l’avevo mai visto in tutta la mia vita. La spiaggia è bianca e riflette il colore cristallino del mare; l’acqua è calda e, nonostante non fosse la stagione migliore, abbiamo avuto la fortuna di trovare sempre giornate di sole. Dicono che durante l’alta stagione ci sia veramente tanta, troppa, gente. Le giornate sono meravigliose, ma è impossibile godersele per via del numero eccessivo di turisti, soprattutto giovani, che popolano l’isola. La vita scorre semplicemente: fino alle cinque di pomeriggio per le strade ed in spiaggia non si incontra quasi nessuno, se non i pescatori e gli organizzatori di barche a vela ed attività varie. Ci si può permettere di fare una corsa in spiaggia senza dover fare slalom gigante e giocare a pallone senza disturbare nessuno.

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Boracay è un’isola semplice, ma turistica quindi attrezzata a farvi divertite durante il giorno e a passare piacevoli serate. Il turismo è perlopiù asiatico; incrociare occidentali è molto raro, ma ci si sente comunque a proprio agio perché sono tutti di una gentilezza estrema.

L’isola per qualche giorno è a dir poco piacevole; è un buon connubio fra relax, sole, mare, frutta, divertimenti e ristoranti carini. Noi siamo tornati a Manila soddisfatti, abbronzati e rilassati. Ed era esattamente ciò che volevamo.

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