ONE TRIP – L’immensità del mondo

Era il sogno della mia vita ed ero terrorizzata dall’aver sbagliato completamente tutto.

E se non fosse stato poi così bello come lo immaginavo? E se fossi rimasta sola e triste ogni istante? E se non mi fossero piaciuti gli odori dei posti nuovi? E se mi avesse deluso, il viaggio in sé, più che la sua idea? Perché poi per me era sempre rimasta nel cassetto la grandezza del mondo. La sognavo, la annusavo nei libri, nei blog, nei giornalisti. La respiravo nelle foto, su skyscanner, nei racconti degli altri. La osservavo nella cartina che ogni tanto, sospirando, accarezzavo.

IMG_1031Poi la vita va, passa come deve. La quotidianità e la mancanza di coraggio nell’affrontare i cambiamenti ti immobilizzano. I figli, il lavoro, la mancanza di soldi, i compagni. E ci si mettono anche gli altri che quando provi, faticosamente, a trasformare in parole i tuoi sogni ti guardano come se stessi scherzando un po’ troppo.

Ed è per tutto questo che ero terrorizzata dal grande salto che ero riuscita a fare. Lo stacco dalla normalità, dal quello che avrei dovuto fare seguendo il flusso di quello che la vita mi aveva posto davanti. Che fai, ti ribelli? Hai cambiato idea? No, veramente non ho mai cambiato idea. Ho sempre voluto assaporare la libertà delle mete lontane, del diverso da me, dei luoghi mai visti, del fuso diverso, della solitudine che ti riempie il cuore, della scoperta di culture e persone diverse. Sempre. Non ho mai cambiato idea, a dire la verità. L’ho solo abbandonata perché la paura, troppo spesso, è più forte di noi.

La stessa paura che mi bloccava a piangere pensando di aver sbagliato tutto, ma ormai era troppo tardi perché il salto l’avevo fatto. La stessa paura che proviamo tutti. Quella che ti logora, che ti ingrigisce giorno dopo giorno e ti fa dimenticare che può esistere qualcosa di diverso. La paura del nuovo, di quello che non conosciamo; la paura di essere soli. Quando la solitudine dovrebbe venirci insegnata prima della matematica. Dobbiamo imparare a bastarci, a costo di ripetercelo continuamente come un mantra interminabile.

Ero terrorizzata e ora mi ringrazio infinitamente per quello che ho fatto.

Per me.

Stamattina mi sono svegliata, mi sono guardata allo specchio e a mani giunte mi sono inchinata davanti a me stessa. Non ho più paura di rispondere a tante domande che prima, quando poste, mi facevano abbassare gli occhi. Hai paura? Sei sola? Cosa fai? Hai cambiato idea?

Avrei dovuto fare questo e quello. Avrei dovuto stare e partire per mete molto meno lontane. Avrei dovuto mantenere i programmi. E invece, sai cosa c’è? Io vado a Bali. Prima vado nelle Filippine, a Manila, a trovare un caro amico più pazzo di me. Da Manila prendo un volo per un’isoletta e ci resto qualche giorno per godermi una spiaggia bianca dopo il lungo viaggio, fisico e mentale. E dopo, sai cosa ti dico? Vado a Bali. Un mese.

Ed ecco che piovvero le solite frasi che prima mi logoravano, mi facevano sentire in colpa, sbagliata, diversa. Beata te che te lo puoi permettere. Beata te che puoi. Certo che sei matta. Ma vai da sola? Beata te che hai il coraggio. Ma non diciamo cazzate per favore. Tutti possiamo permetterci tutto. È solo una questione di scelte e punti di vista. Rimanere in Svizzera mi sarebbe costato molto, molto di più. Emotivamente ed economicamente. Andare a Formentera secondo i piani, pure. Dove per una cena spendo quello che mi serve per vivere a Bali una settimana. Dai, non diciamo cazzate. Per favore.

Ci vuole un gran coraggio a rimanere nelle proprie vite infelici, così come sono.

Quelle stesse vite, quegli stessi obblighi, oneri, tasse, costi, doveri ed impegni nei quali ci siamo ingabbiati da soli. Perché avere una famiglia è una scelta, nessuno ci costringe. Mettiamo al mondo figli che poi ci danno la possibilità di lamentarci. Avere un affitto e il mutuo, il leasing e sky, ci permette di avere recinti nei quali muoverci e nei quali, nonostante li odiamo, ci tranquillizzano limitando il nostro potenziale raggio di azione che, altrimenti, sarebbe troppo ampio.

Beata te che puoi. Beata te che non possiedi più nulla. Non una macchina, non una casa. Nulla.

E sono stanca di dovermi giustificare. Sono stanca delle frustrazioni degli altri addosso. A volte un po’ di egoismo è l’unica soluzione. Avevo aspettato tanto; quante notti insonni terrorizzata dal tagliare a pezzettini tutta la mia vita in nome dei miei sogni. Ed ora, sai cosa c’è? Vado a Manila, vado a Boracay e poi vado a Bali, un mese. Da sola.

IMG_1002

Si può sempre scegliere. Parliamo di soldi? Tutto questo mi è costato 1600 Euro. Non so voi, frequentatori assidui di Ibiza, Formentera, Grecia, Sardegna, Versilia & Co., cosa avete speso per le due settimane classiche, ma non credo meno di quanto ho speso io per un mese e mezzo. Quello che ho risparmiato spendendo veramente poco pranzando e cenando fuori tutti i giorni, (tutti i giorni!) ha compensato il costo della vita della Svizzera e di Formentera.

Si può sempre scegliere. A Bali gli stipendi non sono molto più bassi dell’Italia o della Spagna, ma il costo della vita è decisamente molto più basso.

Sai cosa c’è, adesso fermo la trottola e scendo qui. Compro un biglietto della Qatar e vado a Manila.

Manila è la capitale delle Filippine. Ci sono volute circa 18 ore di volo, con scalo a Doha, in Qatar, per raggiungerla. Ero così emozionata del mio primo volo così lontano, così importante, che, una volta sistemata sul sedile, mi scesero le lacrime. Stavo andando davvero. Non era solo nei miei sogni, nei miei pensieri. Stavo volando. Salita in aereo mi guadavo intorno sorridendo: la maggior parte dei miei compagni di viaggio aveva un viso molto diverso dal mio.

La Qatar è una compagnia aerea fantastica. I posti sono comodi e spaziosi, il cibo è discreto, il personale è sempre cordiale e sorridente. Lo scalo a Doha è stato piacevole: l’aeroporto è a suo modo interessante. Regala inoltre il giusto tempo per adattarsi ed abituarsi al diverso, gradualmente.

Arrivata a Manila ero frastornata, esausta dal lungo viaggio, ma talmente piena di curiosità da dimenticare la stanchezza in aereo. Spaesata mi guardo intorno, mi fermo un attimo, poggio la valigia e penso che sono dall’altra parte del mondo.

Sono dall’altra parte del mondo.

Le persone che mi circondano sono completamente diverse da me, nei pensieri, nei vestiti, nei modi, negli atteggiamenti. Fa un caldo soffocante. Un caldo mai sentito in tutta la vita. Non riesco a respirare, non riesco a muovermi. Gli altri sembrano tranquilli, sembrano non sentire quello che soffro io. Tutto scorre come se nulla fosse ed invece io penso che potrei svenire da un momento all’altro.

Sono senza telefono, immobilizzata dall’afa, appesantita dalle valigie e non so dove andare. Cerco di capire dov’è l’uscita e provo a muovermi tra fischi, urla e odori nuovi. Sorrido alla vista dei Taxi che sono dei furgoni aperti e colorati pieni zeppi di persone; stanno lì, uno sopra l’altro, attaccati e stretti come sardine traballanti. Qualcuno mi sgrida, sto andando dove non posso. E vivevo uno di quei momenti nei quali ci malediciamo e imprechiamo verso il cielo: ma chi me l’ha fatto fare? Poi ricordo che sono proprio lì perché in questa città c’è un piccolo pezzo anche della mia vita; cerco fra mille volti asiatici una persona familiare. Finalmente come una visione appare il mio amico; uno di quegli amici che non vedi e non senti per anni, ma che sai esserci. Senza un motivo, senza scopi, senza fini. Gli amici, quelli veri, son così. Non c’è bisogno di comunicare, sanno già. Ed è come se li avessi visti il giorno prima.

E così lo stringo forte, lo abbraccio con tutto l’affetto di cui sono capace e ringrazio l’universo per avermi donato una persona come lui. Con tutti i suoi altezzosi difetti e i suoi intraprendenti pregi. Mi piace perché nel fervore delle sue convinzioni ed ideali trova sempre il modo di rinnovarsi, di differenziarsi. Il mio amico a Manila è così, matto al punto di farmi apparire folle il resto del mondo per la sua rigida inflessibilità. Quella diversità nei concetti e nei modi di porsi all’ordinario che, a pensarci bene, forse è proprio la strada giusta. Quel liberarsi dagli obblighi che ci imponiamo e dalle garanzie che ci ingabbiano senza nemmeno rendercene conto.

Perché obblighi e garanzie, in fondo, sono la stessa cosa.

Sono gli uni interdipendenti dalle altre: senza garanzie non ci sentiamo al sicuro, ma quegli stessi limiti che chiamiamo garanzie sono anche le nostre prigioni. Siamo terrorizzati dal futuro e arrabbiati con il passato: siamo talmente preoccupati di quello che potrebbe succederci in un tempo indeterminato da cercare di prevenire ogni possibilità, lasciandoci sfuggire il presente e, soprattutto, la realtà. Non esiste garanzia, non esiste nessuna ancora di salvataggio sicura. Nè in una persona, né in una cassa pensione. L’unica certezza che abbiamo è l’incertezza di quello che avverrà e quindi tanto vale vivere, ma una vita vera, una vita nella quale ci rivediamo, nella quale stiamo comodi e nella quale riusciamo a lavorare senza lavorare nemmeno un giorno, facendo ciò che amiamo, ciò per cui siamo nati, ciò per cui siamo portati. Il mio amico a Manila è così, una persona positiva, un raggio di sole fresco dal quale assorbire positività ricordando il valore aggiunto immenso della condivisione, dell’affetto sincero, del comprendersi senza parlare, dell’appoggio nel momento in cui se ne ha bisogno. E io ne avevo bisogno.

Ero a Manila, ascoltavo il mio amico contrattare, nel suo ottimo invidiabile inglese, il prezzo del taxi. Mi tornò in mente cosa ci facevo lì. Se è vero che le nostre afflizioni non ci lasciano certo prendendo un aereo e spostandoci nel mondo, è altrettanto certo che affrontarle da un altro punto di vista può essere molto d’aiuto. Quando siamo carcerieri delle nostre stesse paranoie non riusciremo mai a liberarci da esse. Seguitiamo a camminare intorno al vortice che ci siamo tracciati senza vedere ben chiaro tutto quello che, invece, splende intorno. Viviamo nelle nostre opinioni rigide e siamo imperniati sulle nostre visioni e preconcetti: siamo attaccati alla nostra quotidianità e immersi nei nostri programmi e problemi tanto da non riuscire più a vedere con chiarezza, senza avere una visione globale oggettiva. E allora ecco che mi tornò in mente la consapevolezza di non poter scappare dalle mie ombre, ma anche la certezza che la distanza sarebbe stata un’aiutante valida. Non si può sempre scappare; siamo tutti d’accordo con il fatto che quello che abbiamo dentro lo porteremo con noi sempre, come un fardello legato indissolubilmente al nostro cammino. Non si può credere di dover partire ogni volta che viviamo una tempesta, ma può essere utile a volte farsi aiutare a smantellare il punto di vista nel quale siamo intrappolati.

Perché viaggiando ci si rende conto che siamo piccoli ed altrettanto piccoli, spesso, sono i nostri presunti problemi.

Ci si rende conto delle molteplici possibilità che ci potrebbe offrire la vita; ci si spalanca la finestra dell’immensità e dell’imprevedibilità della vita. Viaggiando il mondo e la mente si aprono alla diversità, alla scoperta; viaggiando ci si distrae e, purtroppo, ci si consola osservando le difficoltà gravi delle persone che non hanno nulla e continuano a sorridere.

IMG_1103Viaggiano si incontrano persone con le quali mai avremmo parlato; si ascoltano i loro accenti e le loro storie. Tutto prende una giusta distanza. Tutto ruota e gira, tutto cambia e si ripristina. Tutto assume una prospettiva diversa.

A Manila alloggiavo allo Z Hostel, un posto semplice, gestito da ragazzi giovani e perciò molto vitale e sempre in festa. Arrivata mi trovai a cena con due amici, interrompendo finalmente due mesi senza un bicchiere di vino. Viaggiare serve anche a prendersi una pausa dalle sane abitudini, che se rispettate sempre diventerebbero noiose e fuori luogo. Viaggiare ci regala la possibilità di non seguirle, queste regole, di sregolarci. È una buona scusa, una giusta causa. L’occasione di trovare la giusta via di mezzo tra concessione e consuetudine, tra vizi e salute, fra anomalia e abitudine. E così a cena ero ben felice di brindare con un bicchiere di vino bianco, caro come il fuoco per i parametri di Manila, con i miei amici. Brindiamo al ritrovarsi, ovunque sia necessario.

La bella peculiarità dell’albergo, in cui tutti alloggiavamo, era la terrazza dell’ultimo piano, circondati da grattacieli immensi. La notte sembrano ancora più imponenti e brillano: riflettono le fatiche degli uomini che li hanno costruiti, la grandezza del dove possiamo arrivare se lo vogliamo.

E non finirà mai di stupirmi: l’immensità del mondo mi lascia sempre senza fiato.

IMG_1060

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...